Cenni storici
Aggrappato alle pendici dei monti Lepini, disposto come una lunga balconata, si affaccia sulla valle del Sacco. E' situato a 321 metri sul livello del mare, tra i comuni di Patrica e Morolo, a circa 15 chilometri dal capoluogo Frosinone. Il territorio, ricchissimo di boschi, si estende dalle montagne alla pianura fino al fiume Sacco.
Volendo stabilire l'origine della popolazione di Supino, come quelle dei centri limitrofi (Patrica, Morolo, Sgurgola), si fa riferimento ai Volsci, popolo dell'antica Italia di stirpe Tosco-Umbra. Non si hanno notizie precise su come siano sorte le prime abitazioni del paese; alcuni dicono che l'attuale Supino sia stata fondata da superstiti, scampati alla distruzione, di Ecetra, una delle sette città fondate dai Volsci. Ecetra fa sovente la sua comparsa nelle guerre contro i Romani, ma scompare poi dalla storia senza che oggi se ne possa fissare la precisa posizione. Viene ricordata per la prima volta da Dionigi di Alicarnasso sotto Tarquinio il Superbo (534-509 a.C.). Successivamente, durante la guerra volscica, che si suppone condotta da Coriolano, Ecetra compare ancora come città, in cui ha luogo il congresso generale dei deputati delle città volsciche. Spesso è menzionata nella lunga lotta degli Equi e Volsci con Roma, e sembra essere stata una delle città volsciche più vicine agli Equi. Alcuni storici ritengono che essa, intorno al 459 a.C. circa, sia stata la città più ragguardevole dei Volsci e, nella posizione, la più vantaggiosa. L'ultima menzione diretta di Ecetra si ha nella campagna del 378 a.C..
La popolazione di Supino, sin dalla prima origine, ha evidentemente deciso di collocarsi nel luogo militarmente più sicuro e difendibile. I ruderi delle fortificazioni, tuttora riscontrabili in loco, fanno pensare ad un triangolo isoscele con al vertice il castello della Torre e con la base costituita dalla fila di case poste nella parte più alta del centro storico. I due lati erano rappresentati da muraglie che, partendo dal castello, si congiungevano all'estremità della base della stessa, così da costituire una valida protezione per tutta la zona interna alle fortificazioni. E' così che il vecchio centro abitato costituiva esso stesso la cinta di mura, così situato su fossi o dirupi, cinta di mura chiusa da porte per alcune delle quali restano gli archi e le case sovrastanti.
L'attuale Supino è sorta nel periodo medievale, probabilmente nei secoli IX e X. Le prime notizie certe risalgono agli inizi del XII secolo nella Chiesa di Fossanova. Supino risulta sempre mobilitata sul piede di guerra dalla metà del secolo XII alla metà del XIII, per la lotta tra il re di Francia e il Papa, con alla testa i capitani Giovanni de Supino (1168), Tommaso de Supino (1216), Riccardo de Supino (1227), Rinaldo de Supino (1249) (colui che prese parte con Sciarra-Colonna all'insulto di Anagni), e Balduino de Supino (1263). Successivamente, nelle lotte tra i casati, le alterne vicende avrebbero portato a comandare più o meno lungamente in Supino altri capitani con i Conti, gli Anguillara, i Borgia, i Carafa e i Colonna. Questi ultimi tornano a Supino anche con il famoso capitano Fabrizio (quello della disfida di Barletta), illustre uomo d’armi nonché consigliere di Papa Giulio II. Questi trascorsi storici servirebbero a spiegare, forse, la esplosiva fierezza di fronte alle ingiustizie e ai soprusi della popolazione Supinese. Non a caso, un vicolo dell'antica Supino è intitolato "Vicolo della Rivolta"; né può considerarsi privo di significato il fatto nel gonfalone del Comune vi sia come stemma il "Leone rampante".
La popolazione di Supino seguì le vicende dello Stato Pontificio e per tutto il XVII e XVIII secolo subì il potere accentratore dell'amministrazione centrale romana.
Seguì, quindi, il periodo di occupazione da parte delle autorità napoleoniche le quali, l'11 novembre 1809, inserirono il comune di Supino all'interno del Dipartimento del Tevere. La restaurazione dell 1816 provocò un riassetto dell'amministrazione territoriale generale dello Stato Pontificio, che venne suddiviso in legazioni, Supino venne così a far parte della Delegazione di Frosinone.
Il 12 settembre 1870 il paese seguì le sorti del Regno d'Italia, momento in cui le cinque province dello Stato Pontificio vennero raccolte in un'unica provincia, Roma, a sua volta suddivisa in 5 circondari e il comune di Supino fu annoverato all'interno del circondario di Frosinone. Questo assetto amministrativo rimase pressochè invariato fino al 6 dicembre 1926, quando venne istituita la Provincia di Frosinone.


I ruderi del Castello di Supino

SUPINO

Monumenti e Chiese
Chiesa di San Pietro e Santuario di San Cataldo
Supino è conosciuta in tutta la Provincia, oltre che per le acque salutari e per i boschi di castagno, anche per San Cataldo, il cui simulacro, custodito all'interno della Chiesa di San Pietro, viene venerato ogni anno da una moltitudine di pellegrini. Il culto dei Supinesi per il Santo, nato in Irlanda e morto a Taranto, affonda le radici nel Medioevo.
La chiesa sorge all'estremità del centro storico cittadino, sulle ridenti e suggestive alture dei Monti Lepini, alle falde del Monte Punta di Creta Rossa. Costruita nel 786 e completamente restaurata nel 1966, presenta una porta in bronzo, detta Porta della Speranza, opera dello scultore Saverio Ungheri e posta in loco il 29 aprile 1978, raffigurante scene sacre legate alla vita di San Cataldo
L’edificio, di notevoli dimensioni, è a forma poligonale (12 facce) e rappresenta una delle migliori realtà architettoniche dell’arte barocca del Lazio meridionale, sia per l’insolita forma, sia per la ricchezza decorativa.
La facciata della chiesa si presenta in modo imponente con tre portali sormontati da lunette e preceduti da tre modeste rampe di scale. Nella lunetta del portale centrale nel 1966 è stato realizzato un mosaico policromo con le figure di San Pietro e di San Cataldo nell’atto di proteggere Supino. Nel 1978 l’artista Saverio Ungheri ha realizzato il portale di bronzo decorato a bassorilievo con una serie di scene legate alla vita e alle vicende dei Supinesi: l’emigrazione, la processione, oltre che a temi di carattere teologico ed ecumenico.
L’interno è scandito da sei robusti pilastri su cui insiste la grande volta centrale a cupola. I numerosi stucchi, i marmi policromi, le molte pitture realizzate dal Monicelli sul finire del secolo scorso, rendono l’insieme della chiesa di piacevole aspetto. Interessante è l’organo positivo classico realizzato nel 1765 da Johannes Conradus Werle.
Sul lato sinistro della chiesa, entrando, si trova la cappella dedicata a San Cataldo, decorata con una serie di affreschi che narrano la vita e i miracoli del Santo. In questo contesto è posta la grande statua lignea di San Cataldo, raffigurato seduto sulla sedia vescovile, con indosso una veste bianca, stretta in vita e un cingolo dorato. Il Santo con la mano destra è in atteggiamento benedicente, mentre con la sinistra regge l’altro bastone pastorale. Il volto, frontale ed imponente, è incorniciato da una folta barba fluente. La statua antica andò distrutta in un incendio del 1870, l’attuale è opera di un artista romano che la modellò su un disegno giovanile dello scultore Ernesto Biondi.

Chiesa di Santa Maria Maggiore
Costruita all’inizio del 1700, la chiesa è monumentale. La facciata è ripartita in due piani e termina con un ampio frontone. Il piano terra presenta al centro un portale rettangolare con timpano e ai lati una doppia lesena. Il primo piano è dominato da una grande finestra chiusa, in asse con la porta, e da una doppia lesena ai lati. Sul lato sinistro della chiesa svetta un imponente campanile a cinque piani, privo di finestre, con monofore e orologio in sommità. Solo nella cella campanaria si aprono ampie monofore per consentire la propagazione del suono. Nel quinto piano è stato inserito l’orologio pubblico.
L'interno del tempio, a unica navata con 10 cappelle laterali, presenta una cupola con lanterna, distrutta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita a fine conflitto, oltre ad un soffitto a botte interrotto da lunette.
Nell'insigne collegiata è conservata l'artistica custodia contenente la reliquia estratta dal braccio di San Cataldo

Chiesa di San Nicola
Situata nella parte più alta dell’abitato di Supino. La facciata, a capanna semplice, è movimentata da quattro lesene, da un portale con archivolto e da un frontone.
L’interno ad una navata con quattro cappelle laterali, è di stile barocco con stucchi e finti marmi. La copertura è a botte, mentre le pareti sono ornate con finti pilastri sormontati da capitelli.

Chiesa di San Sebastiano
Posta all’ingresso del paese, la chiesetta si fa apprezzare per la sua eleganza e per le sue linee architettoniche originali.


Cappella della Madonna di Loreto
Eretta nel XVI secolo, conserva interessanti affreschi murali. Fu costruita perché fosse protezione e rifugio per i pastori nomadi che per la transumanza discendevano dagli altipiani di Santa Serena o rientravano dalla pianura pontina.

Terme Romane
D el I secolo d.C., sono venute alla luce dopo recenti scavi archeologici. Le terme mostrano stupendi mosaici pavimentali di una bellezza e raffinatezza tipiche dell'età imperiale. Sono rappresentati un Tritone attorniato da Nereidi e animali marini e un Nettuno con tridente trainato da cavalli marini. Fanno parte dei resti ritrovati anche altri due pavimenti costituiti da piastrelle rettangolari e quadrate ad incastro, di marmo assai pregiato.
Il parco archeologico è testimonianza evidente che la zona, immersa nel verde, ai piedi dei Lepini, fin dall'epoca romana veniva apprezzata e popolata da famiglie patrizie.


La Chiesa di San Pietro

La Cappella di San Cataldo

L'interno di Santa Maria Maggiore

Il mosaico di Nettuno alle Terme Romane

Un vicolo di Supino

Un vicolo
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